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domenica 14 dicembre 2014

Psicologia sociale: percepire, comprendere e giudicare se stessi

Gli individui non si interrogano soltanto sull'ambiente, i gruppi e gli altri individui, ma anche su se stessi.
Le difficoltà nel rispondere a "chi sono io?" derivano dalla grande quantità di dati relativi al sé e nella creazione della coerenza tra dati di sé del passato, quando, in realtà, questa coerenza è solo illusoria.

Le fonti della conoscenza di sé

Le fasi della vita pongono l'accento su diverse componenti di sé: l'infanzia e l'adolescenza l'autopercezione è dominata dalle caratteristiche fisiche, mentre nella vita adulta le caratteristiche psicologiche.
Per le caratteristiche interne è l'introspezione il mezzo preferenziale, anche se è caratterizzata da bias e, benché permetta di rilevare stati emotivi o sentimenti, ma spesso non permette di capirne le motivazioni.
Altro mezzo è l'osservazione dei propri comportamenti e la teoria dell'autopercezione di Bem (1972) prevede che, ogni volta che non vi sia un'immagine chiara di se stessi, i comportamenti che eseguiamo possano essere altamente diagnostici. E' d'uopo sottolineare il ruolo delle motivazioni estrinseche che possono distorcere gli obiettivi effettivi: infatti è dimostrato che l'introduzione di incentivi esterni fa sì che questi non vadano ad accrescere la motivazione intrinseca, ma tendano a prenderne il posto. Questo fenomeno è detto effetto di sovradosaggio e mette in secondo piano le proprie motivazioni intrinseche.
Terzo mezzo di rilevazione di informazioni su di sé è la comparazione con gli altri. La teoria del confronto sociale di Festinger (1954) sottolinea che la conoscenza delle proprie caratteristiche senza confronto è poco informativa.
Le informazioni più accurate sono dovute alla similarità a sé degli individui di confronto, ma esistono due strategie opposte. Nel confronto sociale verso l'alto ci si confronta con individui con capacità superiori per avere una diagnosi accurata delle proprie capacità, mentre nel confronto sociale verso il basso si individuano individui con minori capacità per apparirsi in luce positiva.

Le fonti di conoscenza di sé sono:
introspezione
autopercezione
confronto sociale

Il sé come schema

Lo schema del sé influenza pervasivamente la raccolta e l'organizzazione delle informazioni ambientali ed ha, quindi, un ruolo centrale testimoniata dall'accuratezza con cui vengono elaborate le informazioni ogniqualvolta il Sé sia coinvolto.

Markus (1977) si individuano persone schematiche a aschematiche lungo un tratto. I partecipanti schematici lungo un tratto rispondono più velocemente a domande riferenti a quei tratti e a recuparere eventi memorizzati collegati.

Questo fenomeno è particolarmente drammatico per le persone depresse che sono particolarmente sensibili a contenuti che confermano la propria immagine svalutata.

Le motivazioni di autoaccrescimento e autoverifica

La tendenza dominante è quella di confermare i propri tratti schematici evitando di avvicinarsi a giudizi che li confutino o giudizi rispetto ai tratti in cui si è carenti. Il raccogliere giudizi positivi per i tratti forti è mossa da motivazioni di autoaccrescimento. Nel caso di motivazione di affiliazione si espongono i propri tratti deboli.
La motivazione di autoverifica spinge il desiderio di mantenere un'immagine di sé stabile sia per i tratti forti che carenti.

Swann (1981) i partecipanti compilano un questionario per essere divisi tra chi ha un'alta o bassa opinione di sé poi viene richiesto di rispondere a domande su temi sensibili come aborto etc. Le risposte sarebbero state lette in seguito da una persona con cui dovevano interagire, dicendogli che prima avrebbe compilato due fogli: nel primo un giudizio sommario di piacevolezza/spiacevolezza e nel secondo informazioni più dettagliati sul giudizio.
Casualmente metà aveva un giudizio di piacevolezza, metà di spiacevolezza. I partecipanti prestano la massima attenzione alla descrizione coerente con l'immagine di sé, per cui chi ha un'alta opinione legge attentamente i giudizi di piacevolezza, mentre quelle con bassa opinione quelli di spiacevolezza.

Swann (1981) i partecipanti schematici sul tratto socievolezza compilano vengono divisi tra alta e bassa opinione e si comunica che dovranno interagire con una persona che si è formata un'impressione piaceveole/spiacevole.
Spinti da motivazione di autoverifica i partecipanti schematici che interagiscono con una persona con impressione spiacevole fanno del loro meglio per apparire socievoli, mentre, al contrario, gli aschematici per apparire non socievoli.

Pare dunque che la motivazione all'autoverifica sia più forte della motivazione all'autoaccrescimento.

Il sé nel presente per ricostruire il proprio passato

Le credenze e le abitudini attuali funzionano da punto di riferimento nella percezione e ricostruzione del passato. Il passato viene continuamente assimilato al presente per la formazione di un'illusione di continuità.

MacFarland (1987) i partecipanti sono studenti universitari fidanzati e in una prima fase viene chiesto un parere sul partner. Tempo dopo si chiede ai membri delle coppie sopravvissute cosa credono di aver risposto la volta prima. Se il giudizio era migliorato si tendeva a sovrastimare la risposta precedente, così se peggiorato a sottostimare.

I sé possibili

Oltre a rivistare il passato le persone dedicano molto tempo a immaginare sé nel futuro, Markus (1986) ha chiamato queste rappresentazioni Sé possibili e svolgono un ruolo importante nelle strategie d'azione.

Markus (1989) ai partecipanti si chiede di immaginarsi proiettate in un futuro lavorativo ricco di successi e ad altri un futuro fallimentare. I primi risultavano più efficaci e perseveranti nei compiti successivi.

Alcuni Sé possbili si collocano molto lontano nel tempo e raggiungibili con impegno continuo e prolungato. In questi casi si interviene con il completamento simbolico (Gollwitzer 1982), cioè l'uso di simboli che segnalano a sé e agli altri la propria nuova identità in fase di costruzione.
I Sé possibili possono essere anche negativi.

Il modello di Higgins e le discrepande del Sé

Higgins propone una suddivisione tripartita del Sé: il Sé ideale, la componente del Sé che contiene le aspirazioni e i desideri più intimi, il Sé effetivo, il modo in cui ci si percepisce nel presente, e il Sé imperativo, un Sé normativo che contiene le aspettative delle persone significative.
Queste tre istanze possono essere incoerenti: quando il Sé effettivo è discrepante con il Sé ideale la sensazione di tristezza, inadeguatezza e depressione cresce. Quando il Sé effettivo è discrepante con il Sé imperativo crescono agitazione ed ansia.

Higgins (1986) indivua che persone con discrepanza effettivo-ideale e effettivo-imperativo hanno la stessa reazione agli eventi positivi, ma in caso di eventi negativi gli effettivo-ideale risultano più abbattuti.

Questo dimostra che non rispettando i propri standard interni, oppure fissati dall'esterno può incidere fortemente sugli stati d'umore e sulle risposte affettive.

Il Sé operante

Il Sé operante è quella porzione dell'autorappresentazione attiva in un dato momento attivata dal contesto situazionali, per cui uno stesso individuo può manifestare di volta in volta diversi comportamenti anche non coerenti.

La complessità dal Sé

Lo schema del Sé può essere articolato per numerosi tratti. La complessità del Sé si riferisce alla quantità di tratti su cui l'individuo si identifica: il continuum vede ad un versante individui con Sé articolati per tratti interconnessi, dall'altro individui con organizzazioni del Sé per molti tratti indipendenti.
Linville (1985, 1987) rileva che la complessita del Sé agisce da autoregolazione delle risposte affettive in caso di fallimento. Infatti individui con Sé molto articolati risentono molto di meno nel caso di fallimento lungo un tratto schematico. Chi ha incontrato un fallimento e presenta una bassa complessità reagisce con peggiori stati di salute e maggiore depressione.
Individui con una bassa autostima presentano spesso una complessità del Sé molto ridotta e presentano insicurezza quando devono giudicare il Sé.

Le strategie autolesive

Alcuni individui per proteggere la propria autostima mettono in atto delle strategie disfunzionali di auto-ostacolamento in modo da poter attribuire a cause esterne il proprio fallimento.
Deschapelles, un famoso giocatore di scacchi francese, per proteggere la propria autostima giocava a partite in cui il suo handicap era particolarmente elevato, in modo, se sconfitto, di attribuire il fallimento a cause esterne, e, se vincente, alla sua abilità.

L'autoconsapevolezza

Le persone passano molto tempo nell'osserve i propri comportamenti, cioè focalizzando la propria attenzione sul Sé. Questa operazione, l'autoconsapevolezza, ha la funzione di autoregolazione, in quanto permette di verificare il quadro della situazione attuale per raggiungere i propri obiettivi.
L'autoconsapevolezza viene di solito divisa in pubblica, il Sé viene percepito come oggetto sociale, e privata, che ha che vedere con i propri sentimenti e opinioni.

Hull, 1983 misurano il grado di autoconsapevolezza dei partecipanti schematici per l'intelligenza, poi viene somministrato un test a cui a metà viene riferito di aver brillantemente ottenuto punteggi elevati e ad altri punteggi inferiori alla media.
Successivamente i partecipanti vengono invitati in uno studio dove si provano bevande alcoliche. I partecipanti con alto livello di consapevolezza e falliti al test assumevano più bevande alcoliche.

Quindi si rileva che il maggior abuso di sostanze alcoliche sia associato a chi ha una alta autoconsapevolezza e subisce un fallimento. L'alcol ha la funzione di inibire l'autoconsapevolezza per "dimenticarsi".

L'autostima

L'autostima è l'autopercezione delle proprie qualità. Non sempre le persone sono sincere, nei test self report per misurare l'autostima (il più famoso è quello di Rosenberg, 1979) spesso modificano il test in modo da fornire una buona immagine di sé. Altre volte si ricorre all'autoinganno formando autopercezioni a proprio favore.
Esistono metodi di valutazione indiretti prevedono che i partecipanti abbiano un tempo di risposta minore verso target con concetti positivi di sé (Greenwald, 1995). Le persone che riportano al test una discrepanza tra quanto detto in termini positivi di sé e lunghi tempi al test probabilmente stanno ricorrendo all'autoinganno.
Erronee credenze rispetto alla propria immagine portano a forme di evitamento o di creazioni di strategie disfunzionali in modo da proteggere la propria autostima, cosa che non si verifica quando l'autostima è autentica. In quel caso i fallimenti riscuotono poco impatto.

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