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domenica 14 dicembre 2014

Filosofia delle scienze umane: dottrine filosofiche della percezione


Dottrina intellettualista della percezione

Nella seconda delle Meditazioni metafisiche Cartesio propone l'esempio della candela di cera. Spiega che può toccarne la consistenza e vederne il colore; una volta che la cera si squaglia la consistenza il colore mutano ma la cera è ancora la stessa cera. Dell'identità della cera, le sensazioni non possono dirci nulla ma soltanto la visione mentale [solius mentis inspectio]. La percezione non sarebbe la collezione delle sensazioni, al contrario sarebbe una unità intellegibile eccedente le qualità dell'oggetto. A dire la verità Cartesio si situa sul solco tracciato dalla tradizione platonica e ancor prima parmenidea per cui "pensare ed essere sono lo stesso": la percezione sarebbe lo stesso dell'intellezione. Quindi la percezione sarebbe già significato.
L'obiezione rivolta all'intelletualismo è proprio quella per cui percepire e concepire non sono lo stesso: il senso percepito non sarebbe un senso concepito a cui si aggiungerebbe o a cui mancherebbe qualcosa, sarebbe proprio un altro senso. L'esempio è quello di un quadrato che per l'intellezione sarebbe sempre identico da qualsiasi prospettiva, lo stesso non si può dire dal dato della percezione per cui sarebbe sempre altro.
Se Cartesio avesse sciolto il ghiaccio non avrebbe detto che si tratta ancora dello stesso ghiaccio una volta sciolto, perché non avrebbe detto 'ghiaccio' ma 'acqua'. Allo stesso tempo Cartesio si è avvicinato con le conoscenze di "corpo fisico" all'oggetto applicandole alle proprie percezioni.
"Le qualità della cera sono qualità della cera, già unificate: ciascuna di loro è la cera alla sua maniera, ed è perciò che non è richiesto alcun atto intellettuale. La cera percepita è più della somma di colori, di odori... - essa è la loro comunanza d'essere, la loro armonia – e non c'è dunque bisogno di postulare l'unità di un corpo distinta da quella che è immanente alle qualità."

Dottrina fenomenologica della percezione (Husserl)

In entrambe le scuole moderne la percezione è stata scambiata per altro e ridotta ad un abstractum, questo accade poiché soggiorna nel cuore del filosofo moderno la tentazione di ridurre tutto l'essere ad una sfera separate da sé per chiedere perché è, perché l'essere e non niente? E questo essere è considerato innanzi tutto come semplice-presenza: l'essere è ciò che è, la totalità dell'ente. Solo più tardi la questione dell'essere verrà riaperta da Heidegger con la Seinfrage. Il filosofo moderno affronta l'essere con tentato distacco sulla scorta del dualismo (implicito per l'empirista, esplicito per il razionalista) maturato nella tradizione occidentale, per cui la coscienza è separata dal resto dell'ente in una posizione gerarchica di dominio dell'ente. Questo dualismo attiene anche per ciò che concerne il proprio percepire, supponendo di potersene staccare ed osservarlo come altro da sé, come un oggetto tra gli oggetti.
Husserl pone al pensiero occidentale una prospettiva inedita: il soggetto (l'uomo) è il modo in cui l'essere si osserva; e l'apparenza (il fenomeno) sarebbe la dimensione con cui l'essere si dà.
Per il naturalismo, l'ontologia della scienza positivista, agendo sulla coscienza, la natura creerebbe un'immagine di se stessa senza la partecipazione del nostro sguardo e la coscienza avrebbe lo stesso statuto degli oggetti. Husserl introduce l'idea che la coscienza sia la regione in cui le altre regioni prendono senso nell'esperienza vissuta (Erlebnis), che la coscienza sia assoluta. Questa posizione neutralizza il naturalismo facendo perdere fondamento all'idea di una "vita naturale" come ipostasi della possibilità della conoscenza poiché è possibile osservare tale vita naturale mentre si sta via via compiendo attraverso la riduzione trascendentale. Perciò senza la coscienza non ci sarebbe nemmeno datità.
La percezione per Husserl sarebbe il modo in cui l'oggetto si dà in "carne ed ossa" presentandosi allo coscienza, ossia facendolo essere. L'oggetto nella percezione si presenta e non si presentifica come in altre modalità noetiche (immaginazione, memoria). La percezione sensibile sarebbe così fondatrice di ogni intuizione non sensibile. La percezione assurse così al rango di fondatrice riconoscendo all'intellizione uno statuto che l'empirismo non riconosceva.
La percezione non darebbe partes extra partes, parte per parte, la cosa in una trasparenza1 totale e quindi non ne darebbe un possesso adeguato. La percezione non darebbe mai la cosa per intero, poiché la cosa si oppone allo sguardo e tenta di trascenderlo. La cosa si darebbe alla percezione per adombramenti (Abschattungslhere) per differenza rispetto al vissuto. L'adombramento dà per profili, ossia in una molteplicità dà l'identità della cosa, conservando perciò la trascendenza della cosa. L'identità sarebbe data dall'intuizione eidetica. La categoria dell'adombramento Husserl lo chiama hyle (materia); l'adombramento assicura attraverso l'apprensione della hyle manifestazione della cosa, adombrando cioè qualcosa per farlo apparire. Le noesi stanno ai contenuti iletici come una forma sta alla materia, la noesi darebbe forma ad una materia. Il percepito sarebbe il noema della percezione come polo intenzionale, il percepito sarebbe l'intenzionato.

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